Riposa nell'Eterno e aspettalo con pazienza; non ti crucciare per chi prospera nella sua via, per l'uomo che porta a compimento i suoi piani malvagi.
Salmo 37,7
La gru del vicino
Questa primavera, nel cantiere accanto, è spuntata una gru. Dalla scrivania la guardo posare l'acciaio al suo posto, un piano dopo l'altro, mentre il mio lavoro resta sul tavolo con la stessa faccia di ieri. Nessuno ti insegna l'aritmetica di quella sensazione, ma la conosci: il progresso degli altri, misurato contro la tua quiete, dà sempre come risultato una tua perdita.
Il Salmo 37 è una vecchia poesia per chi fa quel conto. Il consiglio suona passivo: riposa, aspetta, non crucciarti. Ma il salmista non fa il gentile con l'invidia. Fa il pratico. «Non crucciarti», dice una riga più avanti, «porta soltanto a fare il male.» Crucciarsi è costruire nella propria testa il palazzo di qualcun altro, mattone immaginato su mattone immaginato. Ci versi dentro energia vera. Ne ricavi macerie.
Aspettare con pazienza non è non fare niente. L'immagine del salmo è campagna, non grattacieli: abita la terra, coltivala, vivi di ciò che dà. Le torri salgono in pochi mesi. I campi chiedono anni, e sfamano. Non serve credere in Dio per fare l'esperimento. Per una settimana smetti di guardare la gru. Cura il tuo pezzo di terra. Guarda che cosa cresce quando gli occhi restano a casa.
Il progresso di chi hai usato come metro, oggi?
Se sei il tipo paziente, prestami un po' della tua pazienza: non ne posso più di tenere il punteggio.