Selah

2 settembre 2026 · Salmo 46

Fermatevi e riconoscete che io sono Dio. Sarò esaltato fra le nazioni, sarò esaltato sulla terra.

Salmo 46,10

Non combattere l'acqua

Chiedi a un bagnino com'è fatto un annegamento. Non è agitare le braccia e gridare. È lottare — mani che schiaffeggiano la superficie, gambe che sbattono, un corpo che si consuma fino allo sfinimento. La parte crudele: il corpo umano galleggia. È la lotta che ti affonda. Per stare a galla devi fare l'unica cosa che il panico proibisce. Fermarti.

Il Salmo 46 non è una poesia tranquilla. Le montagne franano in mare. Le nazioni ribollono. I regni crollano. E in mezzo a quel fracasso — non in una stanza a lume di candela: in quel fracasso — arriva la frase: fermatevi e riconoscete. La parola ebraica dietro quel «fermatevi» significa qualcosa come lasciar cadere le braccia. Aprire i pugni. Smettere di fare la cosa che giureresti ti stia tenendo in vita.

La quiete, si scopre, non è riposo. È una scommessa. Quando ti fermi — fermo davvero: niente feed, niente podcast, nemmeno un esercizio di respirazione produttivo — scopri in fretta che cosa credi regga il mondo. Se sei tu, dieci minuti di silenzio somiglieranno a un annegamento. Il salmo scommette diversamente: che sei nelle mani di qualcosa che non è mai dipeso dal tuo sforzo. Non serve esserne certi per fare la prova. L'acqua non chiede fede. Chiede di stenderti sulla schiena.

Una domanda

Che cosa affonderebbe, se ti fermassi per dieci minuti?

Una preghiera

Se ci sei, reggi tu ogni cosa per i prossimi dieci minuti, mentre io mi fermo.